Istanbul era nei miei sogni già da quasi 4 anni, ma non era facile da organizzare sia per i costi sia per la compagnia, tra gli amici c’era un po’ di paura mista a scetticismo. E così mentre già da mesi controllavo voli e prezzi, ad agosto trovai l’occasione: volo diretto da Napoli 270 euro andata e ritorno, da lunedi 25 Marzo a Venerdi 29. Sapevo già che molto probabilmente sarebbe stato un altro viaggio in solitaria, infatti quando lo dissi nessuno sembrò entusiasta oppure cercò di aggregarsi. Ma meglio così, perché da solo sarebbe stato ancora più intenso e infatti così è stato. La sera prima non riuscivo a dormire, da agosto finalmente il giorno della partenza era alle porte, dopo mesi e mesi di video instagram, reel e foto di Istanbul. L’adrenalina già all’ imbarco era tanta perché stavo realizzando un sogno atteso così a lungo, sembrava ancora tutto surreale. Atterrato all’aeroporto già mi resi conto che era davvero il più grande del mondo, immenso, una struttura dove non si capiva dove iniziava e dove finiva. Il controllo passaporti fu abbastanza scrupoloso con gli addetti alla dogana che lo controllavano manualmente e con l’aiuto di una telecamera. Superato il controllo e dopo una lunga camminata per uscire, mi dirigo al terminal dei bus, situato al livello -2 dell’aeroporto Ataturk Havalimani. Comodissimo ed economico l’Havaist-12 mi portò dopo circa un’oretta in centro, precisamente nei pressi della stazione tram di Aksaray, dove gia intravedevo i numerosi minareti della città. Col tram mi dirigo Sultanahmet, e già qui vidi finalmente la Moschea Blu e Hagia Sophia. Erano lì difronte a me, fui quasi paralizzato dall’ emozione, mi dissi ce l’ho fatta ora sono proprio qui. Ancora non ci credevo, un sogno che si realizzava, soprattutto quando lo desideri da così tanto tempo. Velocissimo andai in hotel e dopo il check-in e lasciati i bagagli mi diressi alla Moschea Blu. Era proprio a 1 minuto a piedi dal mio hotel, tant’è che la vedevo dalla finestra della stanza e dalla terrazza sempre aperta del mio hotel: Hotel Sultan Hill.
Prima di entrare nella Moschea Blu sapevo che avrei dovuto togliere le scarpe, così come in tutte le moschee, ed era una cosa che non vedevo l’ora di fare e immergermi nella cultura di Istanbul e musulmana. Appena entrai rimasi senza parole, una sensazione di gioia e incredulità. Una meraviglia di architettura, colori, mosaici, rifiniture, con questi lampadari circolari, che rappresentano il sistema solare, che scendevano dalla cupola e illuminavano il tappeto rosso sottostante. Immensa, alta con queste vetrate color blu da cui prende il nome, imponente. Mi lasciò senza fiato soprattutto i fedeli che pregavano e scalzo su quel tappeto facevo ancora fatica a credere che ce l’avevo fatta, ero lì ad Istanbul, perso completamente nella Moschea Blu. Così perso che mi sedetti a terra e restai un bel po’ ad ammirare quello che i miei occhi stavano vedendo. Dopo selfie, video e foto scattate da turiste bielorusse andai a visitare Hagia Sophia. Mancava un’ora alla chiusura e feci solo 10 minuti di fila, fui fortunato. L’ingresso è un corridoio in salita al secondo piano, poi eccola lì davanti a me. Un altro vortice di emozioni mi raggiunse, quel tappeto verde sembrava uno specchio d’acqua e i lampadari sembravano essere sospesi.
Anche qui mi persi completamente nella sua bellezza e nel suo fascino, così antica e vissuta, mastodontica e altissima con questi giochi di luce che la rendono unica al mondo. Mi appoggiai al bordo del muretto e guardai il tutto ancora incredulo. Stetti quasi fino alla chiusura me la girai tutta e ad ogni angolo mi incantavo a fare foto e video, era tutto così magnifico e suggestivo: era dentro una delle meraviglie architettoniche più belle e importanti del mondo. Dopo andai in hotel, ero sveglio dalle 5 di mattina ma giusto il tempo di una doccia e riscesi. Di sera è tutto più magico, le luci e l’iftar nei giardini della piazza. L’iftar è il pasto che fanno i musulmani al tramonto durante il ramadan, le famiglie, gli amici si ritrovano come un nostro pic-nic e finalmente dopo il digiuno mangiano il loro pasto. Fu tutto suggestivo sentire i minareti cantare la preghiera e tutti questi giardini pieni di persone tra Hagia Sophia e la Moschea Blu. Mangiai in un ristorantino tipico nei pressi di Sultanahmet: presi una pide ( una pizza turca a forma di gondola con formaggio) e un kokoreç ( una specie di involtino di interiore di pecore e misto di carne). Tutto squisito davvero buonissimi entrambi. Mi avviai verso l’hotel ma entrai ancora nel portico della Moschea Blu, illuminata la sera da una luce rosa meravigliosa, fu pura magia. Il giorno 2 mi svegliai presto ovviamente e dopo una ricca colazione con prosciutto, formaggio uova sode, turkish thè e succo di melograno andai alla Basilica Cisterna. Anche questa fu un’attrazione che era nei miei sogni da tempo. Dopo una fila quasi di 3 minuti, entrai e già l’atmosfera era come se il tempo si fosse fermato, anche qui ebbi un brivido. Queste colonne romane immerse in questa distesa d’acqua con giochi di colori e luci. Tutto così surreale e magico, è stata senza dubbio una delle cose più belle e suggestive che abbia mai visto. Ero proprio immerso nella storia dove tutto era come un’altra dimensione, un’altra epoca. Già l’idea di essere in una vecchia cisterna romana era già di per sé un’emozione unica, colonne e arcate altissime illuminate da un gioco di luci fantastico e immerse in questo pavimento d’acqua.
Proseguii poi in direzione del ponte di galata e visitai la Moschea Nuova (Yeni Cami) : un’altra meraviglia di architettura con i suoi mosaici e rifiniture in rosa corallo, verde e azzurro, davvero meravigliosa e bellissima che vale la pena visitare. Dopo raggiunsi anche la Moschea di Solimano, passando tra mercati e vicoletti per arrivare alla collina. Una meraviglia anche questa, sono tutte bellissime così affascinanti, soprattutto il contorno intorno: tra fedeli che pregano, donne col velo e gatti che schiacciano un pisolino sul tappeto. Poi presi il battello ad Eminomu in direzione Ortakoy. Anche qui c’era la Moschea di Ortakoy quasi sospesa sull’acqua e un’icona di Istanbul. Dal battello si avvicinava sempre più e l’emozione saliva fortissima, anche qui rimasi incantato. Mi sedetti su una panchina difronte dopo vari selfie e foto e mi incantai a guardarla. Unica nel suo genere con due minareti e davvero sembra sospesa sull’acqua visto che è su una piattaforma sul mare. La vado a visitare e anche qui rimango incantato. Era piccola e più raccolta e c’era la preghiera in corso. Mi sedetti e ammirai il tutto fui di nuovo trasportato in un’altra dimensione, era come se davvero realizzavi che eri in un altro mondo, e fu bellissimo. Dopo Ortakoy era il turno della Torre di Galata, purtroppo ricoperta da un’impalcatura perché era in ristrutturazione. Ma comunque mi fermai proprio difronte da Hafiz Mustafa per gustarmi una fetta di Baklava (tipico dolce turco con miele e pistacchio). Squisita. Successivamente arrivai al ponte di Galata a piedi, passando per Karakoy tra pescatori, gatti dormienti e locali carini. Decisi però di cenare in uno dei ristoranti sul ponte, con vista sul Bosforo e presi pilav (riso tipico turco con ceci) e il famoso balik-ekmek (panino con insalata e pesce grigliato). Fu davvero una cena unica con la vista del Bosforo e le moschee illuminate di sere, soprattutto la più vicina era Yeni Camii, uno spettacolo stupendo.
Dopo numerosi video e foto andai piazza Sultanhamet dove mi sedetti ad ammirare la moschea Blu e Hagia Sofia di sera. Il giorno 3 fu bello impegnativo e forse quello dove vidi più cose e camminai tantissimo. Iniziai la giornata andato a visitare Palazzo Topkapi, uno dei palazzi più grandi del mondo costruito per volere del sultano Mehmed II. Fu davvero una meraviglia ogni sezione passando da un giardino all’altro. Ma l’apice ci fu quando entrai nell’ harem, una miriade di stanze decorate con mosaici, rifiniture colorate, vasi, e lettini e poltrone, tutto in delle arcate rifinite di grande accuratezza. Fu davvero un piacere essere tra quelle stanze ed essere rapito da quei colori. Dopo quasi 3 ore di visita al Palazzo era la volta di un altro quartiere che volevo visitare da tempo: Fener e Balat. Sono i quartieri autentici, vecchi, il cuore di Istanbul dove la maggioranza islamica si avverte sia dal velo indossato da tutte le donne e sia dagli uomini con copricapi tipici e barba. Le case oltre quelle colorate famose che caratterizzano il quartiere, erano anche alcune un po’ diroccate, vecchie, segno che il tempo e le difficoltà erano passate da quelle parti.
Tutto in salita perso tra vicoli e vicoletti, anche lì come in tutto il mio viaggio non ho mai avvertito il ‘timore’ di essere nei guai o di essere in un posto pericoloso. Proseguii col bus verso il quartiere Fatih per visitare la moschea omonima. Anche qui si sentiva che l’islam era più presente e radicato e fu molto affascinante visitare la moschea, bellissima, in quel contesto ed in pieno Ramadan. Dopo un kebab al pollo per pranzo era la volta di Piazza Taksim e Istiklal Caddesi (un corso principale lunghissimo tra negozi, caffè e ristoranti, dove passano i minitram caratteristici rossi. Fu davvero una passeggiata piacevole, il corso era pienissimo, la zona era vibrante e piena di vita, presi un dolce su una terrazza sul corso e la moschea della piazza e si completò la visita in quella zona. Dopo una doccia e un po’ di relax in hotel decisi di andare a cenare al Seven Hills Restaurant, famoso per la terrazza dove si ammirano sia la Moschea Blu e Hagia Sophia. Fu probabilmente la serata più bella, cenare su quella terrazza con quel panorama fu davvero qualcosa di indescrivibile. Un’emozione pura visto che i video e le foto di quel ristorante mi hanno accompagnato per tutti i mesi precedenti. Vi assicuro cenare e avere quel panorama, bosforo compreso di sera è davvero un’esperienza da fare e vivere a pieno, indimenticabile.
Il giorno 4 invece era in programma un altro itinerario che sognavo: visitare il lato Asiatico e la moschea Camliça Camii. Presi il battello da Eminomu per Uskudar. Fu davvero emozionante mettere piede in Asia, era sempre Istanbul però avevo la consapevolezza che ero in Asia in quel momento, fu davvero particolare. Appena sceso mi diressi nei pressi della Torre della Prinicipessa (o torre di Leandro). Una costruzione particolare, immersa nel Bosforo come una mini isola e questa costruzione con la torre, davvero suggestiva. Mentre ero diretto verso la stazione del bus che mi avrebbe portato alla Moschea Camliça, assistetti ad uno spettacolo unico e inaspettato: un gruppo di delfini nuotava nel Bosforo e spesso giocavano facendo dei salti, mi incantai su quel lungomare a guardarli quasi per mezzora, fu davvero una sorpresa unica e incredibile. Preso il bus e pensando ancora ai delfini arrivo alla collina Camliça da cui prende il nome la Moschea.
Sceso dal bus mi rendo subito conto della grandezza della Moschea, 6 minareti altissimi, lunghissima, mura alte era davvero imponente. Appena salgo dalle scale mobili esterne inizia a prendere sempre più forma. Eccola, Camliça Camii, era finalmente lì davanti ai miei occhi. L’ingresso era enorme che dava sul chiostro, immensa, soprattutto dentro dopo aver tolto le scarpe. Altissima con dei colori blu, azzurro e giallo, ma soprattutto era il bianco che rendeva ancora tutto più grande e imponente sul tappeto azzurro. Mi siedo per quasi un’ora incredulo che ero finalmente lì. In tutte le moschee che visitavo mi sedevo a terra scalzo, e osservavo, mi godevo il momento la vista, le rondini che volavano a volte all’interno, le preghiere, i fedeli inginocchiati, il tutto era un’atmosfera unica e affascinante, così suggestiva che non vorresti mai uscire e andartene. Dopo la meravigliosa mezza giornata in Asia, rientro col battello a Karakoy dove a pranzo mangio un balik-ekmek avvolto come un kebab, era uno street food improvvisato ma davvero squisito in quel mix di spezie. Lo mangiai su una panchina che affacciava sul bosforo, e il tutto rendeva ancora tutto più prezioso e unico. Dovevo andare al Gran Bazar di nuovo per prendere una lampada caratteristica turca a mia sorella, ma era tardi e poi fui sommerso da un mare di persone, era una manifestazione pro-palestina e anche questa fu suggestiva mentre la folla urlava ‘free palestine’ e soprattuto ‘allah u Akbar’, ma nemmeno in questo caso ho avvertito il timore o la paura che potesse succedere qualcosa. L’ultima cena mi concedo dei calamari fritti e gli spiedini famosi di interiore di capra e altre carni, davvero una delizia. L’ultimo giorno dopo l’acquisto della lampada e l’ultimo saluto alla Moschea Blu e Hagia Sophia era arrivato il momento di raggiungere l’aeroporto. Metal detector all’ingesso, poi controllo passaporti e poi ultimo controllo al metal detector.
All’interno era davvero come se essere in una città: bar, ristoranti, negozi, parchi giochi per bambini, area relax e sala fumatori. Era davvero finito il mio viaggio a Istanbul. Atteso così lungo, è stata davvero un’esperienza indimenticabile, da solo in una metropoli dove si mischia l’oriente e l’occidente, con le sue moschee, il Bosforo e la sua gente ospitale e gentile. Porterò questo viaggio sempre nel cuore, mi ha riempito l’anima e gli occhi, che hanno visto cose meravigliose. Ancora di più perché ero da solo, e spesso mi dicevo ‘ce l’ho fatta sono arrivato fin qui, è tutto vero, il sogno è realtà’ e ad Istanbul non è proprio come le classiche capitali europee, tra i suoi colori, le sue spezie e la sua gente. Non c’è cosa più bella di incontrare l’altro, mangiare come lui e entrare nella sua quotidianità e cultura. Più qualcosa è diverso e più è affascinante e unico, d’altronde per vedere cose che non hai mai visto devi andare dove non sei mai stato. Teşekkürler Istanbul!!!
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