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Dopo le ferie di Natale dove i prezzi erano alle stelle avevo in programma con una mia amica un viaggio nel mese di gennaio, low cost, ma non cercavo le solite mete europee. L’idea era Budapest, Ungheria, visto che dal vicino aeroporto Salerno Costa d’Amalfi partivano voli economici operati da Wizz Air. Però mi attirava altro, e pensai una ‘pazzia’. Un viaggio insolito, non una meta comune e non in Europa, ma Il Cairo in Egitto. Ricordavo che i voli da Roma Fiumicino costavano poco, e infatti prendiamo il volo per soli 98 euro a persona. Partenza da Roma il sabato mattina alle 6 e rientro il mercoledì notte alle 2. Quattro giorni pieni e tre notti. Prenotiamo per le prime due notti un hotel proprio difronte le piramidi di Giza, con colazione inclusa a soli 75 euro, un prezzo davvero super. L’ultima notte invece, la prenotiamo in un hotel proprio affacciato sul Nilo per vivere ancora di più il Cairo, a 70 euro compresa la colazione. Nei giorni successivi mi attivo sia per il visto e sia per le varie cose da vedere e da fare visto che la partenza era a circa un mese da quando prenotammo. Il visto per evitare code all’aeroporto all’arrivo, lo facciamo online sul sito ufficiale del governo egiziano, dopo aver compilato tutto il modulo e pagato 25 dollari americani a testa c’era solo da aspettare che venisse approvato. E infatti dopo una settimana arriva il rilascio del visto! Chiamo qualche amico che già era stato al Cairo per qualche consiglio. Anche quando una meta la studio e leggo informazioni, chiedo sempre umilmente vari consigli, chiedere non costa nulla. Dopo aver organizzato l’itinerario dei 4 giorni e con tutte le info acquisite ormai il viaggio era sempre più vicino.

Giorno 1

L’emozione già saliva quando all’atterraggio dal finestrino si vedeva per lo più tutta sabbia, davvero degli scorci insoliti. Atterrati finalmente al Cairo ed effettuate le procedure di controllo dei documenti, una volta usciti fuori all’aeroporto ci affidiamo ad Uber per raggiungere l’hotel alle piramidi di Giza. Uber in Egitto, insieme a Careem, è davvero una salvezza, prenoti infatti la tua corsa in sicurezza e paghi già il prezzo prefissato, anziché contrattare ogni volta con i tassisti abusivi e non. Vi consiglio vivamente per il vostro viaggio al Cairo di utilizzare Uber o Careem per i vostri spostamenti. La curiosità iniziava a salire, le cercavo con lo sguardo ad ogni chilometro che percorrevamo, e poi a un tratto dall’autostrada vidi metà piramide in lontananza. E’ stata un’emozione incredibile, mi vennero i brividi, finalmente stavo per realizzare un sogno: vedere le Piramidi di Giza. Si avvicinavano sempre di più, ero incredulo ad ogni metro, l’emozione saliva ed era incontrollabile: fu una scarica di adrenalina assurda. Il tutto mentre si attraversa Giza e la zona per arrivare alle Piramidi, lì è stato un primo assaggio de il Cairo: un caos totale, traffico, cammelli, carretti con cavalli o asini, bancarelle di frutta, persone che trasportano pacchi sulla testa, polvere, sabbia, case senza intonaco. Fu un mix incredibile che mi fece capire che era davvero un viaggio speciale, non il solito di una capitale europea, ma completamente diverso. Il nostro Uber ci lascia a 20-30 metri dall’hotel, il Cleoptra Hotel VIew Inn. Era proprio difronte l’ingresso delle Piramidi. Dopo il check-in, e cambiando la stanza al secondo piano (infatti la nostra non era quella che ci diedero inizialmente al primo piano), scendiamo per andare a vedere le Piramidi. La biglietteria non era nello stesso punto d’entrata, infatti era in un vicolo a 20 metri dall’ingresso, circondati da persone che davano indicazioni e consigli. Dopo aver pagato, io anche l’ingresso all’interno della Piramide di Cheope, ci dirigiamo all’ingresso provvisto di metal detector. In tutta la zona era presente la polizia, sia con furgoni e a piedi, con manganelli e mitra. Superato l’ingresso era come se fossi tornato indietro nel tempo, un tuffo nella storia, avevo le Piramidi e la Sfinge difronte. Rimasi incantato per qualche minuto ed averle così vicine sembrava davvero ancora un sogno.

Più mi avvicinavo alla Piramide di Cheope per entrare all’interno e più la Piramide diventa immensa, maestosa, con quei blocchi grandissimi di pietra. Più li vedevo e più mi chiedevo credo come tutti: ‘Ma come hanno fatto?’. Come è stato possibile 4500 anni fa senza le tecnologie, senza gli strumenti di oggi, costruire una Piramide così alta (in origine 162 metri), simmetrica, e che ancora resiste dopo tutti questi anni. Un solo blocco era alto quanto me, quasi due metri, largo, grande, solo a guardarlo era pesante. Mi dirigo all’ingresso della Piramide di Cheope e scambio due chiacchiere con dei ragazzi, manco a farlo apposta erano turchi di Istanbul, e io fiero mostro il mio tatuaggio di Istanbul, e gli racconto che è stato uno dei miei viaggi più intensi. L’entrata alla Piramide era uno spazio nella roccia strettissimo, e si inizia con una ‘scala’ ma l’altezza era di circa un metro e mezzo; quindi piegato con la schiena sulle ginocchia iniziava questa salita di quasi 15 minuti. E’ un’esperienza che non è indicata per chi è claustrofobico, anche perché questa salita come tutto il percorso è a doppio senso, quindi hai anche persone che scendono e gli spazi sono ancora più stretti. Dopo un’altra scala e quasi 10 min di salita, tra l’umidità e il caldo che iniziava a farsi sentire, c’era un ultimo tratto di 2-3 metri, alto credo massimo un metro, e poi finalmente la sala finale dove era presente il sarcofago e finalmente un po’ di spazio. E’ una stanza vuota con solo il sarcofago ma la cosa che mi sorprese di più fu la perfezione delle mura di granito interne, queste pietre completamente perfette e tutto era così magico e affascinante. Dopo essere uscito dalla Piramide mi ero reso conto che avevo fatto una delle sperienze più strane e magiche allo stesso tempo. Ero entrato in una piramide di 4500 anni ed ero ancora incredulo. Dopo aver bevuto un po’ d’acqua e rifiatato qualche minuto per la fatica, Mohammed ci aspetta dopo che ci ha ‘seguito’ per quasi tutto il percorso con i suoi cammelli. Raggiungiamo un accordo: giro sul cammello fino al punto panoramico e foto incluse a soli 15 euro circa a persona, dalla durata di circa 45 minuti. All’inizio era un po’ scettico perché mi dispiaceva quello ‘sfruttamento’ di animali, però alla fine vinse la voglia di fare un’altra esperienza unica, andare sul cammello tra le piramidi. E’ stata un’esperienza unica nel suo genere, fu un vortice di emozioni è difficile da spiegare, i miei occhi erano ancora increduli e più guardavo le piramidi e più mi sentivo come indietro nel tempo, un’atmosfera magica, la sabbia, il cammello e le piramidi. Dopo le numerose foto fatte da Mohammed, averlo ringraziato, e pagato usciamo dal sito e intorno quella zona è un po’ ‘frizzante’.

Cavalli, cammelli che passano, traffico, pullman però era tutto il contesto che era così unico e particolare che osservavo tutto incantato e incuriosito. Dopo una doccia e un po’ di relax, visto che eravamo svegli da quasi 20 ore decidiamo di cenare sulla terrazza del nostro hotel. E anche qui fu una serata magica, averle a vista mentre si cena è davvero qualcosa che non si può descrivere. Le guardavo e ancora credevo che fosse tutto un sogno. Mi capita spesso di emozionarmi quando un monumento, un luogo, lo desideri per tanto tempo, lo vedi in tv, sui libri, sui social, e poi finalmente è davanti i tuoi occhi. Rimasi incantato prima ancora di scegliere la cena, scrutavo con lo sguardo tutto e cercavo di godermi ogni secondo. Ordiniamo un kebab egiziano, dei falafel e del pane con humus. Fu davvero un momento di piacere assoluto gustare la cena con quella vista, e soprattutto mangiare egiziano. Come piace a me, in ogni posto che vado devo provare quante più cose possibili, per entrare ancora di più in sintonia con il luogo e la cultura locale. Fu tutto squisito e pagammo circa 9 euro a testa, e con quella vista era davvero un ‘regalo’. Dopo l’ultimo sguardo dalla finestra della stanza sulle piramidi era finito il primo giorno al Cairo.

Giorno 2

Dopo una bella e desiderata dormita, inizia il nostro secondo giorno al Cairo. Anche la colazione egiziana tra formaggi, uova, salumi, fu suggestiva in terrazza. Con un bel sole caldo e quella meraviglia difronte a noi. Prenotiamo il nostro Uber per Saqqara, dove c’è la piramide di Djoser a gradoni ed è un altro sito archeologico importante a circa 25 km dalle Piramidi di Giza. Parlando con l’autista spiego e chiedo informazioni anche se eventualmente avessimo voluto visitare altri due siti importanti ovvero Dahshur e Menfi. L’autista ci spiega che sono luoghi un po’ isolati e quindi ci propone un’offerta: ci accompagna a tutti e tre i siti archeologici, ci aspetta nel parcheggio di ognuno e poi alla fine ci riaccompagna. Tutto alla conveniente cifra totale di 30 dollari americani. Era davvero conveniente, avremmo visitato tutti e tre i siti e avevamo un autista a disposizione per l’intero tragitto a soli 15 euro circa a testa (ovviamente biglietti d’ingresso esclusi). Accettiamo e così inizia il nostro secondo giorno. L’idea di percorrere quel tragitto già mi incuriosiva. Osservavo tutto quello che c’era: asini che trainavano carrettini con verdure, auto vecchie e in condizioni precarie, donne col velo che facevano la spesa in dei piccoli market, bambini che giocavano a tirare sassi nel fiume, palme, negozi e botteghe di altri tempi, un ragazzo rotolava col piede una bombola di gas, furgoni strapieni di cose, con edifici poveri ma unici in quel contesto.

Arrivati alla prima tappa di Dahshur visitiamo le due piramidi, di cui una sarei andato a visitarla all’interno. Non fu una buona idea perché era ancora più stretta e faticosa della piramide di Cheope del giorno prima. Fu una fatica davvero impegnativa, soprattutto per le gambe, era un percorso stretto e basso e poi due rampe di scale fino alla cima. Dopo questa fatica uscendo fuori ci fu un’immagine che mi colpì: una distesa immensa di sabbia e queste due piramidi, fu una sensazione di come essere minuscoli in quella vastità enorme. Dopo Dahshur è la volta di Menfi, dove ci aspettava un museo a cielo aperto nel quale è conservata una grande statua di Ramses II. L’autista ci lascia davanti ad un negozio di papiri, dove ci avrebbe aspettato alla fine della nostra visita, entriamo e subito questa statua immensa cattura la nostra attenzione. Stesa in una stanza altrettanto grande, conservata benissimo e in tutta la tua sua maestosità. Anche dal piano superiore si potevano notare i dettagli delle gambe, del visto e soprattutto quanto era liscia e conservata bene la pietra. Fu davvero suggestivo. Dopo un giro all’aperto tra altri reperti, come una sfinge in miniatura, pietre con geroglifici, ci dirigiamo verso l’autista. Si era fermato a bere un thè davanti a questo negozi di papiri. Sia lui che il titolare ci invitano a un attimo di relax, a bere un caffè o un thè. Io ordino un caffè e iniziamo a parlare. Parlammo del nostro viaggio, di come era la vita in Egitto, dal calcio e anche sul fatto che avevo i tratti somatici egiziani; infatti, a prima vista il negoziante credeva fossi egiziano. Finito il caffè ci mostra il suo negozio di papiri e ci spiega la sua complessa e particolare lavorazione. Non acquistiamo nessun papiro ma comunque lascio una mancia per il caffè. Fu davvero un momento di condivisione, di conoscenza, parlare con persone del posto, bere il loro caffè, confrontarsi, raccontarsi. Adoro queste situazioni quando due culture s’incontrano e anche se per poco entri nella vita quotidiana delle persone del luogo. Ti aiuta a connetterti ancora di più con il posto che stai visitando. Partiti da Menfi era la volta dell’ultima tappa: Saqqara, con la famosa piramide a gradoni di Djoser. Anche questa fu una visita particolare, una piramide a gradoni perfettamente conservata ti rimanda a tante domande, di come questa civiltà era così precisa, scrupolosa e all’avanguardia soprattutto nel campo dell’ingegneria. Il nostro ‘tour’ con l’autista finisce davanti al Museo Egizio in pieno centro al Cairo, vicino piazza Tahrir. Entrando al Cairo però mi resi conto del traffico e del caos sui generis della città. Auto, moto, piccoli van che trasportavano persone e cose, persone dietro i furgoni seduti, macchine e furgoni con sopra il tetto qualunque cosa: materassi, verdure, gabbie con polli. Fu un impatto forte e bellissimo, mi piace la diversità, le cose che non vedi tutti i giorni, osservavo tutto con attenzione, accompagnati dai clacson fissi e costanti in un caos che sembrava comunque ‘organizzato’ per certi versi. Dopo aver costeggiato anche il Nilo e sentito il suono della preghiera da una moschea, arriviamo al Museo. Purtroppo, però erano già le 15:30 e alle 17 chiudeva. Quindi decidiamo di mangiare un sandwich al volo e poi fare una passeggiata sul Nilo.

Ritornati a Giza in hotel scegliamo il ristorante per la sera: il Rooftop 7000. Ottime recensioni e prezzi onesti, si trovava a 100 metri dal nostro hotel con una terrazza su due livelli che affacciavano sulle piramidi. Fu una sera particolare però perché le piramidi, infatti, erano illuminate per lo spettacolo di luci. Mi ero emozionato tanto ogni volta che le vedevo, ma quella sera illuminate è stata una delle cose più belle e particolari che abbia mai visto. Sembrava davvero di essere un luogo mistico, magico, vederle illuminate sotto la luna e le stelle sarà uno dei miei ricordi più belli e intensi di sempre. E’ un’immagine che è stampata nella mente, ancora lì viva, e che resterà indimenticabile. Cenare con quella vista non ha prezzo, avrei voluto che la serata non finisse mai per godermi quello spettacolo unico e desiderato così a lungo. Ordiniamo un mix di carne, kebab, con il pane tipico e humus e un’altra salsa squisita a base di noci. Fu davvero tutto molto buono, carne servita sulla piastra, servizio impeccabile e pagammo in due 47 euro. E’ stata la spesa più ‘alta’ di tutto il viaggio per mangiare ma con quella vista davvero non ci sono prezzi che possano bastare. Lasciato il ristorante torniamo al nostro hotel, e sulla terrazza ci fermiamo a bere il karkadè, un thè con hibiscus e frutti rossi e ci godiamo ancora quel panorama che dopo due giorni ancora ci lasciava senza fiato.

Giorno 3

Il giorno seguente dovevamo lasciare il nostro hotel alle piramidi, e andando verso il nostro Uber ci lasciavamo alle spalle le piramidi con un velo di nostalgia, infatti, spesso mi giravo come per guardarle un’ultima volta, e un’altra ancora. Il nostro hotel sul Nilo per l’ultima notte era proprio sul lungofiume, un palazzo altissimo con una infinità di condizionatori fuori ai balconi. Fatto il check-in alla reception al primo piano e lasciati i bagagli andiamo a visitare il Museo Egizio in pieno centro al Cairo. Dopo l’ennesimo metaldetector, presente quasi in tutte le attrazioni, entriamo ed è subito un tuffo nella storia. Un edificio con ampi spazi all’interno diviso su due piani dove all’ingresso troviamo numerosi reperti, tra cui delle statue alte quasi 3 metri, imponenti, che fanno da apripista a tutte le meraviglie conservate all’interno del museo. Era come camminare indietro nel tempo tra statue, pareti di pietra con geroglifici colorati, mummie, sarcofagi, utensili vari, papiri. La quantità e varietà di oggetti era davvero notevole, così tanta che era messa nei corridoi e nelle teche senza un ordine o una categoria precisa. Nell’atrio catturano la mia attenzione due pyramidion, delle piramidi in ‘miniatura’ di colore nero. Era la Piramide di Ben Ben. La Piramide Nera di Ben Ben, è un simbolo sacro legato alla creazione e al culto del dio Ra nell’antico Egitto. Ma la cosa più sorprendente e di cui avevo sentito parlare è che la piramide è composta da un materiale raro e misterioso, non è mai stata identificata con certezza come una sostanza terrestre. La piramide, pur non essendo un vero monumento funerario, ha un significato religioso e cosmologico, evocando la creazione del mondo e il potere divino del sole. Questa fu un’altra cosa che mi lasciò con ancora più domande. Più vedevo monumenti e reperti e più aumentavano le domande. Come era possibile? Da dove veniva quel materiale? Un’altra domanda, oltre a quella scontata di come hanno fatto a costruire le piramidi era legata alle mummie. Come sono riusciti a conservare dei corpi per così tanto tempo? Come ci riuscivano? L’Egitto è una miniera di misteri e magia allo stesso tempo, e nel Museo Egizio inizi a porti ancora più domande. In una sala specifica del Museo troviamo ‘il pezzo forte’ di tutto l’edificio: la sala di Tutankhamon. E’ una delle più celebri e affascinanti del museo. Questo spazio, situato al primo piano, contiene i reperti originali trovati nella tomba del faraone, tra cui il famoso sarcofago in oro e la sua maschera funeraria, simbolo della magnificenza dell’antico Egitto. La sala è ricca di esposizioni, con vetrine che custodiscono anche altri oggetti preziosi ritrovati nella tomba, come gioielli, arredi, e strumenti rituali. L’atmosfera è solenne, e i visitatori possono ammirare da vicino la straordinaria ricchezza e la raffinatezza dell’arte funeraria egizia. Anche qui fu un momento emozionante, rimasi incantato quando vidi la maschera funeraria, così precisa nei dettagli, nei colori, dai serpenti sulla testa alle rifiniture tra azzurro e oro, un capolavoro davvero ed un’immagine che difficilmente dimenticherò.

Dopo aver completato il giro al museo era la volta della cittadella di Saladino. Una fortezza medievale, è una delle principali attrazioni turistiche del Cairo, poiché ospita importanti monumenti storici, come la Moschea di Muhammad Ali (una delle moschee più grandi e imponenti della città, costruita in stile ottomano), musei e altri edifici storici. Il nostro Uber ci lascia all’ingresso della cittadella dove l’auto vengono perquisite minuziosamente anche nel bagagliaio e con degli specchi per controllare il fondo dei veicoli. Tra giardini, mura alte e imponenti arriviamo al monumento principale della cittadella: la Moschea di Muhammed Ali. E’ stato emozionante tornare in una moschea dopo il mio viaggio ad Istanbul, hanno su di me un fascino particolare. Osservavo la struttura, i minareti, i fedeli in preghiera, i lampadari e ogni dettaglio possibile. Fuori alla moschea dal cortile si ha una vista su tutta la città, soprattutto sulla Moschea di Al-Azhar. La nostra prossima visita. Trovare un Uber fuori la cittadella non è stato facile e così decidiamo di affidarci ad una specie di apecar, tutto aperto ai lati e davvero caratteristico, ce ne sono tantissimi al Cairo. Contratto il prezzo a sole 100 sterline egiziane, circa 1,90 euro, e finalmente si parte. Anche quel breve tragitto, circa 10 minuti, è stato particolare, il tizio mise musica araba ad alto volume e fu davvero tutto divertente. Arrivati alla Moschea di Alhazar entriamo in tutte due: sono due moschee una difronte all’altra. Tutte due autentiche, segnate dal tempo, vissute e dal fascino unico con tutti i suoi fedeli. Finita la visita alla moschea andiamo a visitare un altro simbolo del Cairo: il quartiere di Khan al-Khalili ed il suo mercato. Il quartiere islamico con i suoi numerosi vicoli e negozietti è una delle attrazioni più visitate della città. Secondo alcuni è il mercato più grande dell’oriente dopo il Gran Bazar ad Istanbul. Questa visita è stato uno dei momenti più intensi del viaggio. Eravamo completamente immersi nella vita quotidiana della città, una zona molto trafficata e rumorosa con i clacson e venditori. Quando viaggio quasi sempre cerco i mercati, sono l’essenza della vita quotidiana del luogo, li osservo, guardo le persone: cosa comprano, cosa vendono. Credo sia una full immersion nella cultura del luogo unica. Fu proprio così infatti. Essendo turisti ovviamente sembravamo due attori, le persone ci sorridevano, osservavano, ci parlavano ovviamente con lo scopo di vendere la loro merce. Fu tutto così intenso e autentico: un ragazzo trasportava una lunga teglia col pane sopra solo con la testa, ed era in bicicletta, un altro un vassoio con dei drink verde chiaro. Era un mix perfetto, è stata una delle situazioni più’ caotiche, anche perché i vicoli erano stretti e le persone erano tantissime, ma mai come in quel momento ho sentito tutta l’essenza del luogo, eravamo immersi in quei vicoli e nella vita di tutti giorni del Cairo. Tornati in hotel scopriamo che la stanza è al 28 esimo piano. Sapevo che era affacciata sul Nilo ma non immaginavo potesse essere così in alto. La prima cosa che feci una volta su fu uscire fuori al balcone: la vista era pazzesca, si vedeva tutta la città e il Nilo con le sue barche e le piccole crociere, il tutto al tramonto. Più faceva buio e più la città diventa magica nel suo formicaio di luci delle auto e moto e dei clacson fissi ma che accompagnavano la notte in quella atmosfera unica nel suo genere.

Chiediamo consiglio alla reception per qualche ristorante sul Nilo carino, e soprattutto se qualcuno serviva alcol (birra o vino). Infatti, sin dall’arrivo trovare un ristorante o un locale che servisse alcolici fu davvero un’impresa. Il Nile Lounge è un complesso di 3-4 ristoranti proprio affacciati sul Nilo. Scegliamo quello con la vista migliore e finalmente ordiniamo la nostra cena. Ordiniamo un piatto di hawawshi e sambousek. L’hawawshi è un tipo di pane ripieno di carne macinata, spezie e cipolle, simile a una sorta di pita farcita che viene cotta in forno, mentre il sambousak è un piatto tipico egiziano che somiglia molto ai sofficini italiani. Si tratta di un piccolo involucro di pasta sottile e croccante, ripieno di formaggio (ma può anche essere farcito con carne o verdure), che viene fritto. Fu davvero una cena deliziosa, fu tutto buonissimo e finalmente accompagnato da un calice di vino rosso. Cenare sul Nilo è stata un’altra esperienza particolare, è comunque il fiume più lungo d’Africa e dalla storia millenaria. Tornato in hotel resto un altro po’ fuori al balcone a godermi la vista, era l’ultima notte al Cairo e cercavo di godermi ogni istante con le luci delle barche che illuminavano l’acqua del Nilo.

Giorno 4

L’ultimo giorno al Cairo lo dedichiamo alle restanti cose da vedere. Dopo una splendida colazione egiziana servita in camera con vista sul Nilo ci dirigiamo al Parco di Alhazar. Un’oasi di pace proprio nel cuore del caos della città. Fu una passeggiata rilassante, tra giardini, fontane, e soprattutto donne e bambini che si divertivano negli spazi verdi. I bambini erano felicissimi, d’altronde quando ci sono questi spazi aperti si divertono un mondo. Si vedeva nei loro occhi che stavano passando una giornata di spensieratezza e felicità. Alcuni giocavano a pallone altri si rincorrevano e molti ci salutavano con un semplice ‘Hello!’ e ci chiedevano da dove venivamo. Erano curiosi ovviamente visto che nel parco il 90% delle persone erano locals. Passeggiando si poteva ammirare il panorama, spesso contrastante: tra i minareti della moschea vicina di Al-Azhar e le case senza intonaco e altre quasi senza tetti. Sembra una città che non finisce mai, numerosi edifici, moschee, e palazzi vecchi ma allo stesso tempo che facevano parte della sostanza della città. Finimmo la nostra passeggiata al parco con un golf cart allungato, ospitava circa 10-12 persone e faceva un giro completo del parco per soli 0,20 centesimi di euro. La prossima tappa era la Moschea di Al-Azhar, altro simbolo della città, distante a soli 5 minuti a piedi dall’omonimo parco. Eravamo di nuovo nel quartiere islamico del mercato, era il cuore pulsante della città. Dopo aver tolto le scarpe entriamo nella moschea, con il suo ingresso in marmo bianco. Quel pavimento rifletteva tutta la luce del sole e sembrava tutto ancora più grande. Era davvero bella. Entrai come sempre in punta di piedi quasi, sapevo che era un luogo sacro e come sempre cerco di essere meno invadente possibile e rispettoso della cultura che mi stava ospitando. Mi fermo e osservo come sempre i fedeli, così devoti e costanti nella loro preghiera. E’ sempre una bella sensazione quando in un luogo sono io il ‘diverso’, ti fa capire fino a dove ti sei spinto e lo considero sempre come un arricchimento vedere e conoscere nuove culture. Senza giudicare, le cose si devono vedere, capire e sentire. Lentamente e in silenzio usciamo dalla moschea con un velo di nostalgia visto che era uno degli ultimi momenti che avremmo vissuto in città

L’ultima tappa però era Old Cairo, o “Misr al-Qadima”, è una delle zone più affascinanti e storiche del Cairo, che conserva testimonianze di diverse epoche e culture. In questa zona si trovano importanti luoghi di culto e resti archeologici che raccontano la lunga e variegata storia della città. Tra questi, spicca la Chiesa Sospesa Sinagoga di Ben Ezra, che risale al periodo medievale e si trova in un angolo tranquillo di questa parte del Cairo. La sinagoga è famosa non solo per la sua storia religiosa e culturale, ma anche per i suoi legami con la comunità ebraica che viveva nella città, specialmente in epoche più antiche. Accanto alla sinagoga, c’è la Chiesa di San Sergio (Abu Serga), una chiesa copta che risale al periodo bizantino. Old Cairo è anche celebre per i suoi resti archeologici di epoca babilonese, come le fortezze e le strutture difensive che risalgono all’antico periodo persiano. Questi resti sono testimoni di un’epoca in cui la città era un crocevia di culture e poteri diversi, dalla Babilonia all’Antico Egitto. Tra questi resti, si trova anche la torre di Babilonia, un’antica struttura che un tempo serviva come fortificazione della città, e che ora è un affascinante sito di scavo. La zona di Old Cairo è una vera e propria fusione di storia, religione e cultura, che abbraccia secoli di civiltà diverse, creando un’atmosfera unica in cui il passato e il presente convivono in modo straordinario. Pranziamo in uno dei ristoranti presenti lì, sempre cibo egiziano, tra kebab, falafel e misto di carne, accompagnato dal pane fantastico e l’humus. Non ci restava che ingannare il tempo prima di andare in aeroporto e prima di ritirare i bagagli all’hotel prendiamo una birra sul Nilo al tramonto, gustandoci con un velo già di nostalgia gli ultimi attimi del nostro viaggio al Cairo.

E’ stato uno dei miei viaggi più belli. Desideravo da tanto vedere le piramidi e tuffarmi sia nella storia egizia e sia toccare con mano la vita quotidiana del Cairo, con il suo caos, i clacson, le moschee, i mercati frizzanti e colorati e la sua gente sempre sorridente. A volte ho avuto l’impressione di un formicaio, tutto così caotico ma perfettamente in armonia. La vita è sia frenetica per il traffico, gli incroci, ma anche lenta negli occhi di chi trasporta un carretto di frutta. E’ andato meglio di come lo immaginavo e sono proprio contento di aver scelto il Cairo, il periodo e la compagnia soprattutto. Rimarranno sempre nei miei occhi le immagini delle piramidi, di tutte le meraviglie viste ma anche la vita quotidiana della città, un mix perfetto in coas unico.

Shukran Egypt!