Nel 2009 ho avuto la fortuna di lavorare per la WTCC, una competizione automobilistica, dove con un team della provincia di Salerno dovevamo montare queste grande strutture di hospitality all’interno del paddock dove si svolgeva la corsa. Durante il weekend di gara servire, e a fine gara smontare il tutto , caricare sui camion e partire per la gara successiva ogni 15 giorni. La prima gara di quell’ anno fu proprio Marrakech. Partimmo con 7 camion da Pontecagnano Faiano (SA), e dopo Costa Azzurra e tutta la costa mediterranea della Spagna arriviamo ad Algeciras per imbarcarci. Già qui tra odori, sapori e persone già era quasi Marocco, o almeno ci dava l’impressione di essere vicinissimi.
Con la nave circa 40-50 minuti finalmente dopo 4 giorni di viaggio arriviamo a Tangeri, che emozione essere per la prima volta in nuovo continente: l’Africa.
Arrivati in dogana intorno alle 10 di mattina però rimaniamo bloccati a lungo. Nel mentre un amico del nostro titolare Dris, marocchino ma da anni in Italia, andava avanti e indietro come una trottola all’interno della dogana tra un ufficio e l’altro. Già durante la mattinata dove capimmo che ogni ufficio della dogana voleva una piccola ‘tangente’ per passare ( circa 20 euro a ufficio),veniamo avvicinati da adolescenti incappucciati che ci chiedevano se andavamo in Spagna e già qui capimmo in che scenario eravamo, tra stupore e tensione.
Mangiamo un panino intorno alle 13 ad una specie di bancarella ambulante nella dogana e finalmente intorno alle 18:30 , dopo quasi 9 ore ,usciamo dalla dogana di Tangeri. Finalmente sembra la svolta decisiva, ci rilassiamo e proseguendo per la bellissima lungomare iniziamo a scoprire i primi scorci del Marocco, ma il rilassamento dura poco. Ad una rotatoria durante il nostro tragitto per prendere l’autostrada un collega col suo camion, per non perdere tutto il gruppo, non dà la precedenza nella rotatoria e fa un incidente con un’auto. Purtroppo in quell’auto c’è il questore di Tangeri. Subito veniamo avvertiti per radio e ci fermiamo. Il Questore è infuriato e sbraita in un arabo incomprensibile. Intorno a noi circa 40 persone curiose assistono alla scena, e dopo mezz’ora arriva il sindaco di Tangeri per placare gli animi e dopo una lunga trattiva animata ci lasciano andare. Proseguiamo per circa un paio d’ore in direzione Marrakech e poi sostiamo per la notte in un’area di sosta. Al mattino seguente partiamo alla volta di Berrechid, villaggio natale del nostro amico Dris, e qui rimaniamo 2 giorni e viviamo l’esperienza più autentica del Marocco. Veniamo ospitati a casa sua a pranzo dopo entriamo scalzi in questo salone immenso con divani, tappeti e cuscini tutti colorati.
Il padrone di casa ci fa lavare le mani con una bacinella ed un asciugamano uno per uno. A tavola notiamo che non ci sono posate, ma io sono l’ultimo ad impressionarmi. Arriva una ciotola gigantesca di cuscus e non ci sono cucchiai. Proprio in quel preciso istante, mangiando tutti con le mani ci siamo immedesimati in quella cultura, in quel luogo. E’ stata un’esperienza bizzarra e unica allo stesso tempo, essere lì in quel contesto, mangiare come loro ti faceva sentire proprio uno di loro e allo stesso tempo in un altro mondo, completamente diverso dal tuo. In quei due giorni siamo stati a stretto contatto con la gente di questo villaggio, che consisteva in 3-4 case, una sorta di bar-ristorante, una macelleria ed un barbiere. Giocammo a pallone con i bambini scalzi del posto e perdemmo miseramente nonostante avessimo le scarpe, erano imprendibili. Con un velo di nostalgia e diversi regali, tra magliette , brioche, cappellini lasciamo il villaggio nei pressi di Berrechid e dopo un giorno intero di viaggio arriviamo a Marrakech. Da subito capisco che non era un viaggio come gli altri, non era Europa, era tutto diverso. I colori, i segnali stradali, cammelli in un parco, gente su dei carrettini di legno trainati da asini. Non vedevo un asino da anni, mai visti tutt’ora tanti asini come lì.
Dopo una doccia veloce all’interno del paddock prendiamo un taxi, una macchina vecchissima verde fluo scambiato, e pieni di curiosità andiamo a Djama El Fna, la piazza principale. Qui è un luogo magico, senza tempo, mercatini, incantatori di serpenti, spremute di arance, grigliate di agnello quasi ovunque, odori e colori davvero unici mai visti prima. Una sensazione unica che nessun luogo prima d’ora mi aveva dato. E’ tutto diverso in ogni cosa, dagli edifici, dalle donne col velo, agli uomini che pregano difronte la moschea che produce un suono strano e mai sentito prima. Bambini che ti inseguono per qualche moneta, anziani segnati da rughe e fatica, musiche e rumori si fondevano in una sceneggiatura unica soprattutto visto che era sera. Siamo stati in quella piazza e nei dintorni per circa 2 ore, persi ed ammaliati da tutte le cose che vedevamo, così diverse da noi ma allo stesso tempo affascinanti.
Restammo in Marocco circa 18 giorni ma tornando da Marrakech regalammo per strada un po’ di tutto dal cibo alle bevande, e qui ci fu una scena che non dimenticherò mai, e che ti aiuta a capire quanto ‘noi’ siamo fortunati. Lanciai una bottiglia di Coca-Cola nemmeno piena, a due bambini sul ciglio della strada. Il bambino 9-10 anni circa, iniziò a correre verso il finestrino e gliela lanciai il più vicino possibile, lui si tuffò per non farla cadere nemmeno a terra. Fece circa 2-3 metri a terra strusciando con i gomiti in quella terra battuta. Questa scena è una scena che non la dimentichi più, e che ti fa capire a cosa era disposto quel bambino per quel poco di Coca-Cola, rimanemmo io e Gennaro il mio amico fraterno di viaggio della WTCC a bocca aperta, increduli alla scena appena vista. Arrivati a Tangeri sulla lungomare verso la dogana assistiamo ad un’altra scena che ci porteremo dentro per sempre. Ad ogni semaforo ragazzi adolescenti incappucciati provavano a salire sul retro del camion, o a mettersi sotto l’asse per nascondersi e provare ad andare in Spagna. Fu un momento di tensione, come anche tutta la notte, visto che perdemmo la nave e dormimmo in dogana.
Un parcheggio immenso con i camion uno affianco all’altro, un solo lampione al centro, e tantissimi ragazzi incappucciati che per tutta la notte cercavano di capire dove mettersi sotto al camion, o in qualche altro spazio necessario per entrare illegalmente in Spagna. Anche qui capimmo tante cose.
A che punto può arrivare la disperazione di nascondersi sotto un camion? E rischiare la morte, pur di giocarsi l’opportunità di provare una nuova vita, una vita migliore all’estero. Quei ragazzi se per un momento ci facevano paura, allo stesso tempo ti si spezzava il cuore a vederli disperati per un ‘passaggio’ in Spagna, per tentare il viaggio della speranza.
Dopo la traversata Tangeri-Algeciras alla prima aerea di sosta ci fermiamo ad un autogrill. Appena scendiamo dal camion sentiamo nelle vicinanze un tonfo, un rumore sordo. Ci giriamo e vediamo dal camion del titolare un ragazzo con una tuta nera e sporco di grasso fino ai capelli, sceso dal semiasse, si alza ci lancia un mezzo sguardo quasi per ringraziarci e scappa via tra le siepi, ce l’aveva fatta a nostra insaputa ovviamente. Questa fu l’ultima scena che ha reso la nostra esperienza in Marocco unica, intensa e meravigliosa.