La capitale bulgara è arrivata davvero all’improvviso. Era circa 15 giorni prima di partire per Istanbul il 25 marzo ma già stavo vedendo dei voli per il weekend del mio compleanno (20 Maggio), e inserendo le date selezionate su Skyscanner e come destinazione ‘Ovunque’, ho trovato questo volo Ryanair andata e ritorno da Napoli a Sofia a soli 57€. Ho cercato subito cosa vedere a Sofia e avevo visto del tour al Monastero di Rila, ho dato un’occhiata su Booking per quei giorni e il gioco è fatto. Ho chiamato un’amica e subito ha accettato la mia proposta di partire. Hotel in pieno centro con colazione a soli 107 € (2 notti), davvero un prezzo imbattibile. E così già prima di partire dopo aver bloccato l’hotel e comprato il volo ho prenotato l’escursione al Monastero di Rila e la chiesa di Boyana direttamente sul sito del tour operator bulgaro Traventuria.
Il volo parte alle 22:15 ed è arrivato a Sofia all’ 1 di notte, infatti ho prenotato un taxi per l’hotel su Booking e un autista gentile mi aspettava agli arrivi con un cartello con il mio nome. Per la strada dell’hotel intravediamo la cattedrale di Aleksander Nevski, davvero particolare e tutta illuminata. Dopo un non rapido check-in finalmente abbiamo la nostra stanza all’hotel Central Plaza, comoda spaziosa e pulita. La colazione è davvero fornita e abbondante, uova, pancetta, wurstel, prosciutto e formaggio, ma anche cereali, yogurt e pancake. Dopo una bella abbuffata lasciamo l’hotel e ci dirigiamo alla cattedrale Aleksander Nevski dove sarebbe partito il nostro pullman per l’escursione alla chiesa di Boyana e al Monastero di Rila. Con un caldo sole ammiriamo da vicino la cattedrale, simbolo e icona di Sofia. Davvero particolare con quelle cupole verdi e le croci ortodosse sopra, la cosa che mi ha sorpresa è che era in una piazza davvero tranquilla e non affollata pur essendo abbastanza estesa. Una volta partiti la nostra guida Kamen che parlava italiano e inglese, ci spiega un po’ il programma dell’escursione. Prima tappa la chiesa di Boyana a 10 min da Sofia. E’ una chiesa antichissima immersa in un vero e proprio boschetto con tantissimo verde rigoglioso. Si entra al massimo 12 persone alla volta, infatti è davvero piccolissima e gli affreschi all’interno ti fanno capire perché è un patrimonio del 1100. Piccola e immersa nel verde, ricca di affreschi all’interno dove purtroppo non si potevano fare foto, è stata una delle prime cose che mi ha colpito, soprattutto la pace intorno alla chiesa, dove abbiamo passeggiato tra piccole lapidi e alberi semi-giganti. Dopo Boyana ci aspettano quasi 120 km per raggiungere il Monastero nelle montagne di Rila.
Ero troppo curioso, fare 120 km in pullman e vedere com’era la Bulgaria ed osservare quante più cose potevo. Durante il tragitto passiamo attraverso dei paesini rurali tra cui Kocherinovo, molto particolare, un po’ antico ma affascinante dove c’era tutta l’essenza del luogo, tra trattori vecchissimi e soprattutto cicogne sui tetti con i loro nidi enormi, fu davvero una sorpresa piacevole. Dopo quasi 2 ore arriviamo finalmente a Rila, dopo aver ammirato per strada i numerosi torrenti e corsi d’acqua immersi in questa natura bellissima. Arrivati nel Monastero restiamo tutti a bocca aperta. Una meraviglia di architettura immerso in questo sfondo di verde e di montagne ancora un po’ innevate nonostante fosse maggio. Subito mi fiondo sotto i portici del monastero che avevo visto nelle foto. Uno spettacolo fantastico, degli affreschi mantenuti benissimo e con colori forti e vivaci. Erano dappertutto, sulle pareti, sotto agli archi, uno più bello dell’altro e ognuno che rappresentava un momento o un evento in particolare. Vederlo dal vivo è stato davvero stupendo, ero perso tra questi meravigliosi dipinti colorati. Entriamo anche all’interno dove non si potevano fare foto anche qui, ed altri affreschi colorati coloravano le pareti mentre donne ortodosse pregavano con il velo in testa e con la punta all’indietro. Un arcivescovo ortodosso con la sua barba bianca mi diede un volantino con un regolamento interno, forse ebbe il sospetto che potessi fare qualche foto.
Dopo la visita interna abbiamo avuto circa un’ora di tempo libero dove abbiamo circondato il monastero sia all’interno e all’esterno. Proprio fuori c’era un torrente carico di acqua fresca delle montagne, e subito dopo il piccolo ponte sul fiume c’erano delle bancarelle e soprattutto un forno dove abbiamo gustato lo yogurt di capra bulgaro, infatti la Bulgaria produce uno yogurt squisito, e poi una specie di dolce frittella con zucchero a velo sopra: mekitsa. Davvero squisiti entrambi, e non contenti provammo altre piccole ciambelline tipiche fritte ricoperte da nutella e marmellata di fragole. Molto molto buone. Ammirando ancora i boschi e i paesini rurali lungo il tragitto arriviamo a Sofia intorno alle 17.
Da qui iniziava la nostra visita alla città visto che venerdì siamo arrivati di notte e avevamo speso tutta la mattina e mezzo pomeriggio del sabato per l’escursione. La prima tappa fu visitare la cattedrale Nevski. Da dentro ad essere sincero sembra ancora più grande tra affreschi altissimi, navate molto alte e un ampio spazio centrale dove a differenze delle chiese non c’erano le panche, ma una specie lunga panchina con posti singoli, in legno lungo alcuni perimetri della cattedrale. Incuriosito da una cattedrale ortodosso e vedendo i fedeli con il loro segno della croce diverso da nostro rimango fermo ad osservare l’ennesima diversità che avevano visto durante i miei viaggi i miei occhi, e ogni volta ne resto sempre affascinato, senza giudicare ma solo fare tesoro di tutte queste cose nuove. Avevo già visto prima di partire che a Sofia si poteva girare tranquillamente a piedi, infatti dopo aver lasciato la cattedrale, a circa 5 min c’era un’altra attrazione che mi incuriosiva tanto, la chiesa russa di San Nicola. Anche questa molto suggestiva con i campanili che ricordano un po’ la piazza rossa a Mosca. Entrammo e c’era una funzione in corso. In punta di piedi per non disturbare ascoltavo i cori e e le parole del prete osservando scrupolosamente i fedeli, ammirando gli affreschi interni e lo stile, è stata la prima volta che ho visitato una chiesa russa.
Pochi metri dopo la chiesa c’è il museo archeologico dove sapendo che quel giorno erano gratis chiediamo informazioni, infatti erano gratuiti dalle 18 a mezzanotte. Dovevamo aspettare le 18 e quindi entrammo in un caffè difronte che aveva nell’ingresso una macchina anni 80’ dipinta di giallo con all’interno dei peluche, era un arredamento molto particolare ma bello. Dopo un succo credo di melograno andiamo al museo dove su due piani c’erano quasi tutti gli animali imbalsamati in delle teche che non erano di certo moderne ma che caratterizzano il museo. Girando per la città infatti sia osservando alcune persone o qualche tram, furgone, ma soprattutto dei palazzi in dei vicoli del centro si aveva la sensazione che si era negli anni 80’. Non è una critica ma era davvero come se spesso eri tornato indietro nel tempo. Anche questa è la bellezza di Sofia che in alcuni tratti ha ancora i segni del comunismo, ed è tutto comunque così unico e particolare. Facendo ritorno dal museo all’hotel, visitiamo la Rotonda di San Giorgio, una chiesa e delle rovine antichissime circondate da palazzi moderni. Fu strano vedere questa costruzione antichissima e bellissima all’interno circondata dalla modernità, anche lì ebbi la sensazione che il tempo si era fermato.
A cena andammo in un ristorantino tipico del centro, suggeritomi oltre da Tripadvisor anche da un caro amico: Hadjidragonov’s Cellars. Era davvero particolare con la maggior parte dell’arredamento in legno, abiti tipici appesi ai muri insieme a degli utensili per l’agricoltura e l’artigianato. Ordiniamo una pide di formaggio per antipasto e una tipica insalata con scaglie di formaggio di pecora e come piatto principale un misto di carne alla griglia. Pollo, kebab di agnello, carne di maiale, insieme a patate al forno e una sorta di insalata russa. Fu davvero tutto squisito e reso ancora tutto più particolare da un terzetto di musicisti bulgari che cantavano e suonavano canzoni tipiche bulgare tra i tavoli. Questa per me è l’essenza del viaggio: mangiare la cucina tipica in un ristorante tipico e con la musica e le canzoni ero proprio immerso nella cultura bulgara. La serata però finì con una sosta unica e bizzarra. Sapevo che c’erano questi bar nascosti a Sofia, ma uno in particolare: Hamabara bar. Vidi in un reel su instagram la posizione, un vicolo buio con in fondo una porta di legno graffiata e vissuta. Bussiamo ed entriamo. Era tutto buio, solo candele sul balcone e sui tavoli e lungo la scala per andare al piano superiore. E’ uno dei bar nascosti più particolari di Sofia, con solo candele, anche nel bagno, ordiniamo una birra e stiamo quasi un’oretta increduli in quell’atmosfera particolare con solo quelle candele a illuminare il bar, che alla fine era una stanza unica con il bancone e difronte dei tavoli con sgabelli e un piano superiore dove c’erano altri tavoli.
La domenica è il nostro ultimo giorno, avevamo l’aereo alle 21.25 e quindi dopo una solita colazione abbondante passiamo tutta la giornata in giro. Ha piovuto leggermente tutta la mattinata, e il cielo grigio, la pioggia e il fatto che era domenica mattina c’era pochissima gente in giro e l’atmosfera era diventata un po’ ‘triste’ tra i tram vecchi che passavano e qualche passante col cane a spasso. Anche qui notai come se Sofia ci stesse regalando la sua immagine che ha sofferto, tra i palazzi grigi e i monumenti bellissimi nei giardini. Tutto questo però faceva parte del quadro generale della città che comunque mi è piaciuta tantissimo e che la consiglio sicuramente per un viaggio low cost, in un weekend magari visto che si visita a piedi tranquillamente. Dopo aver visto le ultime cose da vedere,tra cui il teatro nazionale ci dirigiamo al famoso mercato delle donne. Un mercato all’aperto dove sapevo c’era l’essenza di Sofia e della sua gente. Per arrivarci passiamo per chi definisce quell’area il ‘ triangolo della tolleranza’. In pochi metri c’è una chiesa ortodossa, una moschea e la sinagoga. La moschea Banya Bashi è piccolissima ma fa la sua figura, l’ingesso mi ha ricordato quelle ad Istanbul, il telo verde all’ingresso e le scarpiere ai lati prima di entrare. Piccola ma curata all’interno in ogni dettaglio è stata una piacevole sorpresa, dopo quelle ad Istanbul me ne sono innamorato.
Proseguiamo più avanti verso la sinagoga, ma visto il momento storico e i nostri zaini la guardia giurata all’ingresso ci ha negato l’accesso proprio perché i nostri zaini erano troppo grandi. Un peccato perché ero molto curioso di visitare una sinagoga e peccato perché non hanno proprio controllato i nostri zaini, era un no e basta. Tra vicoli e vicoletti, murales, citofoni in cirillico di palazzi datati e giardini fioriti raggiungiamo il nostro ristorante per il pranzo: Manastirska Magernista restaurant. Una cameriera gentile in inglese ci accoglie e ci fa accomodare al tavolo, anche qui l’atmosfera era particolarmente tipica nell’arredamento e nell’allestimento del locale. Ordiniamo delle polpette di spinaci, un tris di spezie e una shopska salata (un’insalata di verdure e formaggio) come antipasto. Successivamente un kebab di maiale servito come uno spiedino gigante. Anche qui mangiammo bene e spendemmo poco (circa 25 € a testa) e prima di andarmene ero incuriosito dal tavolo affianco, una giara di vetro con dello yogurt, chiesi di assaggiarlo e mi spiegarono che è uno yogurt da bere anche a pranzo molto usato in bulgaria.
Dopo pranzo raggiungiamo il mercato delle donne, tra vicoli leggermente più casinari di quelli visti in quei due giorni, ed è stata una tappa piacevole. Qui c’era proprio la quotidianità del luogo, come ogni mercato mostra, tra ortaggi e persone in cerca di affari. Il mercato ci ha mostrato un po’ il lato sofferente forse di Sofia, e nei costumi della gente e delle bancarelle era davvero come se camminavi negli anni 80’, jeans a vita alta, camice a quadri nei pantoloni, giubbini di pelle old style e donne con il classico velo dei paesi dell’est.
Non poteva mancare nella mia visita a Sofia una passeggiata al mercato per capire ancora di più la cultura bulgara. Dopo gli acquisti di souvenir nella stazione metro di Serdika. Anche la metropolitana fu una piacevole sorpresa, moderna ed efficiente, e con le fermate in cirillico ( anche in inglese ovviamente) era davvero molto particolare. Da Serdika con soli 0,80 cent arriviamo all’aeroporto in circa 30 min. Usciamo e l’ingresso dell’aeroporto era a soli 10 metri, davvero comodissima. Come in ogni viaggio iniziava a salire la tristezza di quando si ritorna a casa, ma sempre grato alle cose che ho visto, sentito, assaggiato. Sofia è stata una bella sorpresa arrivata per caso, economica, tollerante, un po’ sgualcita ancora dal comunismo, ricca di storia e giardini bellissimi e la sua gente gentile, disponibile e con una grande voglia di diventare moderna ma fedelissima alle sue origini e tradizioni.
Blagodarya Sofia!
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